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Musica

Sanremo 2020, prima serata 4 febbraio: Achille Lauro dissacrante, Rula Jebreal commuove; è il festival dell’imprevedibilità

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ACHILLE LAURO

Amadeus lo aveva anticipato da tempo: “La Settantesima edizione del Festival di Sanremo sarà nel segno dell’imprevedibilità“. Non ha tradito le aspettative la serata inaugurale della Kermesse appena conclusa, condita da momenti toccanti, divertimento e tanta musica.

A rompere il ghiaccio è stato l’amico fidato Fiorello, vero co-conduttore fantasma di questa edizione che, vestito con l’abito originale di Don Matteo (“uno dei pochi Mattei che funzionano in Italia“, dirà alla platea) non ha risparmiato gag e altre frecciatine verso il mondo politico: “Sarò il Rocco Casalino di Amadeus“, avvertendo poi il conduttore uscendo di scena: “Al Festival di Sanremo si entra Papa e si esce Papeete“.

Ma il fattore imprevedibilità si è palesato anche subito dopo, con la rocambolesca gara d’apertura della sezione “Nuove proposte” che ha visto sconfitti i favoriti Eugenio In Via Di Gioia (“Tsunami“) contro la giovanissima Tecla (“8 marzo“). Scontro tra titani invece tra Fadi (“Due noi“) e Leo Gassmann (“Vai bene così“), conclusa con la vittoria di quest’ultimo.

Non sono mancati i colpi di scena neanche nella gara più attesa, quella dei big. Dopo un’Irene Grandi in stato di grazia (“Finalmente io“) e un Marco Masini alle prese con qualche problemino tecnico (“Il confronto“) ha fatto il suo ingresso in scena Rita Pavone (“Niente, resilienza 74), al ritorno nella Kermesse dopo la bellezza di quarantacinque anni. La magistrale esperienza della leonessa torinese ha letteralmente stregato la platea che le ha concesso una meritata standing ovation (ce ne saranno poi altre quattro nel corso della serata). Praticamente subito dopo però è arrivato il vero Plot Twist di questa edizione, ovvero Achille Lauro, comparso per eseguire la sua “Me ne frego prima con un mantello e poi con un audace costume in lingerie maschile. L’eccentrico look ha però un’ispirazione alta, riprende infatti il celebre affresco di San Francesco dipinto da Giotto.

Non deludono il già proiettato verso il podio Diodato (“Fai rumore“) Le Vibrazioni (“Dov’è“), così come Anastasio (“Rosso di rabbia“); totalmente a loro agio Morgan e Bugo (“Sincero“), Magnetica e moderna Elodie (“Andromeda“) strappa applausi Alberto Urso (“Il sole ad est“) malgrado qualche pecca d’intonazione, pezzo acchiappa adolescenti quello di Riki (“Lo sappiamo entrambi“) che si gioca bene le sue carte. Straripante infine Raphael Gualazzi che invece coniuga la sua attitudine jazz con l’urban confezionando un’irresistibile “Carioca.

Toccante il monologo della conduttrice Rula Jebreal sulla violenza sulle donne, con la giornalista che alterna la sua storia personale leggendo versi di quattro intramontabili canzoni italiane dedicate alla sfera femminile scritte da uomini: “La cura” (Franco Battiato), “La donna cannone” (Francesco De Gregori), “Sally” (Vasco Rossi) e “C’è tempo” (Ivano Fossati). Un momento che resterà impresso nella memoria di tutti gli spettatori, che ha anche coperto l’intervento precedente della collega Diletta Leotta, impegnata in più ovvio discorso incentrato sull’accettare il tempo che passa (con tanto di nonna in prima fila che approva).

Tra i mattatori della serata Tiziano Ferro, alle prese con due monumenti del nostro repertorio, “Nel blu dipinto di blu” (in versione Frank Sinatra) e la struggente “Almeno tu nell’universo“, dove il cantante di Latina si lascia trasportare dall’emozione sbagliando alcune note, errori che non cancellano però una prova di spessore. Termina poi quasi in chiusura di trasmissione con la sua “Accetto miracoli“, tratta dal suo ultimo omonimo album.

Operazione riuscita anche per Albano e Romina Power, i quali dopo il classico medley dei loro più grandi successi hanno proposto la loro prima canzone inedita dopo venticinque anni, “Raccogli l’attimo“, scritta da Cristiano Malgioglio e cantata, purtroppo, in playback. Performance straripante quella di Emma, apparsa sul palco prima insieme a Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria e Kim Rossi Stuart per presentare il film di Gabriele Muccino “Gli anni più belli” e, successivamente, eseguendo “Stupida allegria“, passaggio che ha anticipato il medley “Non è l’inferno/arriverà/amami“.

Al termine della trasmissione è stata quindi stilata la classifica provvisoria della giuria demoscopica che visto imporsi, un po’ a sorpresa per la verità, Le Vibrazioni seguiti da Elodie e Diodato. Domani i restanti dodici concorrenti.

CLASSIFICA PRIMA SERATA (voto della giuria demoscopica)

1. Le vibrazioni, Dovè
2. Elodie, Andromeda
3. Diodato, Fai rumore
4. Irene Grandi, Finalmente io
5. Marco Masini, Il confronto
6. Alberto Urso, Il sole ad est
7. Raphael Gualazzi, Carioca
8. Anastasio, Rosso di rabbia
9. Achille Lauro, Me ne frego
10. Rita Pavone, Niente (Resilienza 74)
11. Riky, Lo sappiamo entrambi
12. Bugo e Morgan, Sincero

Foto: LaPresse

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